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Il Turista e il Territorio

 

Archivio Storico - Cenni storici

L’Archivio storico del Comune di Magliano Sabina (Rieti) ha la sua sede nel Palazzo comunale in Largo Francesco Crispi.
Il Responsabile è lo storico locale, Guido Poeta, coadiuvato da Anna Lisa Eroli.

L'Archivio conserva, già restaurati, 42 documenti in pergamena e cartacei dal XIV secolo al XVII secolo. Inoltre, tutta la documentazione è stata riordinata e sistemata; si ha, quindi, a disposizione un Inventario così suddiviso: 

1 - Inventario antico regime: composto da 218 volumi in pergamene e in cuoio, rilegati alla fine del 1700 e nei primissimi anni del 1800 (questi volumi, costituiti da quinterni, conservano una documentazione eterogenea relativa a periodi cronologicamente anche distanti fra loro, mentre alcuni contengono carteggi dal 1814 fino al 1860);

2 - Inventario preunitario: riguarda un carteggio vario, ordinato cronologicamente ed è diviso in tre periodi: dal 1425 al 1795 composto da 3 faldoni e 24 fascicoli; dal 1801 al 1813 composto da 1 faldoni e 24 fascicoli; dal 1813 al 1860 composto da 35 faldoni e 179 fascicoli.

3 - Inventario postunitario: è stato ordinato secondo il titolario modello, diviso in serie e sottoserie, per argomenti e in periodi che vanno: dal 1860 al 1919; dal 1920 al 1945; dal 1946 al 1957.

 

CENNI STORICI DI MAGLIANO SABINA 

                                                                                                                                      di Guido Poeta
 

Il Lago Tiberino. Milioni di anni or sono il mare occupava completamente il territorio maglianese: sabbie gialle e turchine, tracce di lignite, conchiglie fossili, rintracciabili in ogni dove, ne sono la prova più convincente. Oltre i fossili marini si rinvengono quelli lacustri, che attestano la presenza di un grande lago (Lago Tiberino) in epoche relativamente più recenti. Le ultime glaciazioni fecero emergere, durante il passaggio dal Pliocene superiore al Pleistocene inferiore, le colline che oggi si offrono alla nostra vista.

Ossidiane e selci, testimonianze della Preistoria. La comparsa dell'uomo su questi colli non è databile, ma significativi rinvenimenti archeologici testimoniano insediamenti che si fanno risalire alla preistoria. Ossidiane e selci lavorate (raschiatoi, lame, punte di freccia), raccolte nelle zone di Grappignano e Colle Rampo, dischiudono nuove prospettive alla ricerca archeologica.

I Sabini Tiberini. Il periodo pre-romano si avvale di una considerevole quantità di reperti (oinokoe, kilix, kantaros e anfore sabine) - generalmente corredi di tombe portati alla luce dalle necropoli del Giglio, di San Biagio, di Castellano e di Collicello - i quali confortano l'ipotesi dell'esistenza in questi luoghi di una cultura proto-sabina e sabina caratteristica e straordinariamente ragguardevole. La zona viene considerata come "un'area di tramite, di incontri e di passaggi delle culture piceno-adriatica e falisco-capenate", culla della Civiltà arcaica dei Sabini Tiberini settentrionali, ma anche degli Umbro-Sabini. Tanto che si individua nel VII secolo a.C. un villaggio arcaico di una certa importanza, che prolunga la sua esistenza fino al IV-III secolo a.C., allorquando la potenza e la cultura falisca non si impongono, per poi far posto alla colonizzazione romana.

Ville Romane. In epoca romana, con tutta probabilità, Magliano non doveva avere, come centro abitato, una consistenza ed un'organizzazione "urbana", anche se testimonianze di Roma non mancano sulla collina, dove oggi sorge. Ville rustiche di età repubblicana, sparse per tutto il territorio, tuttavia, lasciano intravedere una colonizzazione politica e culturale non molto tarda; diffuse, comunque, risultano anche altre ville di età imperiale. In questo periodo il territorio maglianese dal punto di vista amministrativo si divide probabilmente in due parti, una appartenente al municipio di Ocriculum (Otricoli), in pianura lungo la valle del Tevere fino al Campana, il resto, quasi tutto collinare, al municipio di Forum Novum (Vescovio).

Catiliano, un porto sul Tevere di epoca romana. Se oggi nella collina di Magliano non emergono strutture e materiali di epoca romana, che garantiscono un’urbanizzazione ben definita, diversamente la zona di valle – via Flaminia, Stazione autostradale – ha consegnato testimonianze di lunghi sotterranei, condotte d’acqua, vasche, marmi, iscrizioni, pilastrini, soglie, architravi, colonne ed altri copiosi reperti di epoca romana. Da quanto rinvenuto si può considerare questa area un centro abitato, che ruotava intorno ad un porto sul Tevere a servizio di traffici e commerci delle popolazioni della Sabina e più a nord di Ocriculum e di Narnia. Un recente documento dà il nome di Catiliano a questo luogo, che in antico si credeva fosse denominato massa malliana, da una villa posseduta dalla famiglia Manlia, tanto che la leggenda attribuiva a Manlio Torquato la fondazione della città.

Le invasioni barbariche e regni romano-barbarici. I primi “barbari” ad invadere la zona otricolana-maglianese si suppone siano i Visigoti di Alarico, che nel 408 per la Flaminia giungono a Carsulae (presso Cesi sopra Terni) e la distruggono, Narni si salva grazie ad un evento miracoloso, mentre i territori di Otricoli e di Magliano vengono presumibilmente coinvolti. Poco dopo si assiste all'invasione dei Vandali (455), che interessa alcune zone della Sabina più vicine a Roma, ma non quelle più a nord.
Dopo le prime invasioni, caduto l'Impero Romano d'Occidente nel 456, la città di Roma va incontro ad una inevitabile decadenza, in compenso prende maggiore forza il Cristianesimo. Si istituiscono le diocesi di Vescovio (465) e di Otricoli (487), che ricalcano in pratica i confini dei municipi romani. La nuova religione, che si sostituisce al paganesimo, dà nuove speranze, tuttavia non può che in parte arginare la penetrazione di alcuni popoli definiti "barbari".
Si fondano i regni romano-barbarici con Odoacre (476-489), re degli Eruli, poi sostituito nel 489 da Teodorico (489-493), re dei Goti. Questi consolida l'antico Senato romano e la Chiesa, assicura un clima di prosperità e di sicurezza, tanto che si assiste alla rinascita delle "ville rustiche" a beneficio dei territori interessati come quelli di Magliano e di Otricoli: infatti, riprendono i traffici con Roma restati fermi o quasi da  molti anni.

La lunga guerra goto-bizantina. Dopo la morte di Teodorico nel 526, gli imperatori bizantini accampano i loro diritti sui territori italiani ed inviano un esercito contro i Goti. Così ha inizio la lunga guerra fra Bizantini e Goti (535 al 553). La popolazione delle zone di Otricoli e di Magliano sono messe a dura prova dall'esercito di Vitige, re dei Goti, che assedia per oltre un anno Roma. Commerci e traffici con la Città Eterna cessano di nuovo, per di più una terribile carestia si diffonde in tutta Italia: fame e epidemie seminano ovunque la morte.
Vitige si ritira da Roma, che non riesce ad occupare, passa per la Flaminia e con ogni probabilità attraversa il territorio maglianese e otricolano, dove la poca gente rimasta vive nella miseria. Il quadro generale dell’Italia si presenta disastroso: milioni di vittime causate da assedi, massacri, epidemie e carestie.  Nel distretto maglianese le terre da coltivare sono abbandonate per le pesanti imposte e soprattutto per la mancanza di mano d'opera.
Nel corso di questi decenni si assiste al passaggio per Otricoli del re goto Totila (541); Totila fortifica i castelli di Nepi e di Narni (545) e pone sotto il suo controllo tutto il circondario. La zona di Magliano, pur non travolta direttamente da alcuna battaglia, viene quasi sempre a trovarsi strategicamente sulla strada degli eserciti che si dirigono da nord verso Roma; ciò provoca, se non tutte le volte, feriti e morti, fame e malattie con la conseguenza di assistere ad un graduale spopolamento della ville rustiche e alla completa inconsistenza dei commerci.

L’Alto Medioevo: miseria e desolazione. Dopo la sconfitta dei Goti, torna più forte il dominio bizantino in Italia (553-568); le popolazioni locali sono sottoposte ancora a dure ed indiscriminate tassazioni sia da parte di Narsete, governatore residente a Ravenna, sia dal papa, anch'egli per la prima volta eletto dall'imperatore d'oriente, ma residente a Roma. Di fatto il pontefice si sostituisce alle funzioni dell'imperatore sul piano religioso e politico; di conseguenza i vescovi hanno nelle loro mani l'amministrazione e il potere giudiziario.
Sul piano religioso si registra nel circondario l'importante presenza di San Lorenzo Siro, vescovo di Spoleto, poi di Vescovio. Questi evangelizza l'Umbria e la Sabina e fonda l'Abbazia di Farfa. Da questo luogo, centro intenso di fede, San Lorenzo libera il "popolo" «… da un non meglio identificato "dragone", tanto che la gente lo soprannominò Santo Liberatore».
Il "dragone", riconoscibile come il Male, potrebbe rappresentare la terribile peste, che negli anni 554-556 invade tutta l'Italia: mortalità diffusa, città semivuote, paesi disabitati, campagne senza contadini. Nelle terre di Magliano e dei luoghi circostanti «c'erano i raccolti che marcivano perché non c'era gente che raccoglieva, non c'erano braccia per mietere e non c'erano coloni per portare nelle città le mercanzie». Grazie alla sua opera, San Lorenzo porta sollievo spirituale e materiale alle poche persone ancora rimaste nel circondario.

L'arrivo dei Longobardi. La presenza dei Longobardi nella Sabina Tiberina si segnala fra il 575 e 579. Il duca longobardo Faroaldo I invade le terre nella sfera della Chiesa; come la Sabina, saccheggia Vescovio, distrugge chiese e monasteri fra i quali l’Abbazia di Farfa. Il duca si insedia, poi, nei pressi di Roma con il suo esercito. I territori della Sabina Tiberina, quindi, sono messi a soqquadro.
Nel 579 Faroaldo I torna a Spoleto, lasciando gruppi di Longobardi (fare, da cui Fara Sabina) nelle zone occupate intorno a Roma. Non si esclude che un insediamento si posizioni presso l’antico porto fluviale di Catiliano (Rocchette, Colle Manno) nella valle del Tevere; non si può parlare ancora di una vera e propria occupazione stabile dei Longobardi.
Verso la fine del VI secolo le cronache ricordano un disastroso straripamento del Tevere (589) e una tremenda pestilenza scoppiata nel 590. L’epidemia, risalendo la valle del Tevere, coinvolge i pochi abitanti del distretto maglianese.

L’insediamento longobardo sulla collina di Magliano. Il duca longobardo Ariulfo, venuto in Italia con l’esarca bizantino Romano (989), uccide Faroaldo I e si insedia a Spoleto; occupa Narni, Orte e Otricoli e controlla i territori circostanti, compreso quello di Magliano. A questo punto l’occupazione longobarda della zona maglianese diventa coerentemente più stabile non solo militarmente.
Nella stagione 603-604 le campagne offrono soltanto "viti inaridite e messi distrutte". Il territorio maglianese è abitato da poche persone prive di mezzi, fra l’altro sfruttate a livello servile da gruppi di Longobardi, per di più sono senza il conforto dell'istituzione religiosa devono sopportare continui passaggi di truppe, carestie e epidemie, che falcidiano animali e persone. Nel 605, conclusa la guerra fra Bizantini e Longobardi, si delineano chiaramente i confini del Ducato di Spoleto. Otricoli passa sotto il controllo del Ducato Romano. La nuova situazione politica trova Magliano inserito nel Ducato di Spoleto, il territorio di Otricoli, ormai in mano ai Bizantini e alla Chiesa stabilisce la linea di confine, con quello maglianese, grosso modo, lungo il torrente delle Rocchette.

Magliano, terra di confine. A difesa del confine si stanziano le famiglie longobarde degli exercitales, che prendono possesso dell'antico insediamento romano di Ponti Nuovi-Colle Manno (Catiliano), dove riutilizzano le costruzioni romane, certamente ormai andate in rovina, e riutilizzano anche le ville romane a ridosso delle colline sovrastanti la valle del Tevere e del Campana fino a Colle Sala (chiaro toponimo di derivazione longobarda).
Gli exercitales, residenti nella zona di confine, assumono non solo una funzione militare strategicamente importante, ma sono anche cointeressati alla cosa pubblica, insomma, coprono anche la carica di amministratori del potere centrale, quindi sono i rappresentanti del duca di Spoleto o del gastaldato di Rieti. I longobardi, a questo punto gruppo domi­nan­te, organizzano la propria esistenza sulla ba­­se di usi e costumi di stampo militare, comunque, come possessori di terreni agricoli, carenti di forza lavoro, ricorrono all’im­por­tazione nelle campagne di schiavi e di servi.
Si intravede una “società” mista, seppur in un primo tempo diradata nel territorio, in cui convivono i gruppi lon­go­bardi con il ceto servile e i superstiti dalle varie incursioni e malat­tie precedenti, siano essi proprietari o coloni. La nuova organizzazione sociale tende chiaramente a fa­vo­rire e rinvigorire, per le necessità primarie, la produzio­ne agricola.

I longobardi della collina di Magliano. Gli exersitales della collina di Magliano, che portano i nomi di Audone, Corvillo, Audualdo, Pitone, Manno, diventano in pratica anche i padroni del "luogo chiamato Malliano". Questo ha il suo nucleo pubblico, la chiesa di Santa Eugenia, case coloniche, vigne, terre arabili, prati da taglio e un bosco. Qui un certo Florio dirige un’azienda agraria costituita da più terreni.
Alla fine dell’VIII secolo Magliano è un centro di “riconquista agraria caratteristica". I proprietari dei casali erano obbligati a versare un terzo dei loro prodotti agricoli al Duca di Spoleto e/o al Gastaldo di Rieti. Essi depositavano le decime in un apposito magazzino, chiamato sala (Colle Sala), dove uno sculdascio (amministratore del gastaldato di Rieti) registrava le consegne.
Agli inizi del 700 l'Abbazía di Farfa viene riedificata dagli stessi Longobardi e, attraverso scambi ed acquisti, perviene in possesso di terre, colte ed incolte e di beni ricadenti in quello che presso a poco è l'attuale territorio maglianese. Il primo è un certo Audone, che nel 761 è costretto a cedere all'abbazia la sua proprietà, compresa la chiesa (detta anche oratorio o basilica) di Santa Eugenia, per un furto di un cavallo.

Il dominio dell’Abbazia di Farfa. Con la caduta dei longobardi e l'arrivo dei Franchi l'Abbazia di Farfa gode di un amplissimo privilegio di protezione grazie a Carlo Magno ed entra in possesso di altri beni nel “luogo chiamato Magliano”: uno è il fondo dove è la chiesa di Santa Eugenia, l’altro è quello dove è la chiesa di San Giovenale (817).
Nell'866 intorno alla chiesa di San Giovenale, posta sulla collina, si trovano quattro famiglie: Mannai, Palumbi, Martuli e Anselmi, che conducono quattro case coloniche nel "casale" concesso al diacono Lazzaro dall'Abbazia di Farfa per trenta "solidi 'd'oro". La chiesa è proprietaria di sedici ettari ed esiste un'area pubblica a dimostrazione della presenza di un nucleo abitato di contadini abbastanza orga­niz­zato.

I saraceni e il castello di Santa Eugenia. Intorno all'876-877 i Saraceni penetrano nella valle del Tevere ed iniziano le loro scorrerie fra Narni, Orte e Nepi. Per vari anni mettono a ferro e a fuoco questi territori, coinvolgendo certamente il «luogo detto Malliano» con le chiese di Santa Eugenia e di San Giovenale. Il toponimo "Valle saracena" nel territorio conferma la loro presenza con gli inevitabili saccheggi, devastazioni, rapimenti; Vescovio viene distrutta dai saraceni, mentre l'Abbazia di Farfa cade nelle loro mani (889).
I saraceni pongono, non del tutto stabilmente, il circondario maglianese sotto il loro dominio fino al 911-913. Nel corso di questi anni gli abitanti del luogo si industriano a munirsi di opere di difese e così nasce il castello di Santa Eugenia con la chiesa annessa (oggi la chiesa sconsacrata di Sant’Antonio).

Il territorio si ripopola. Nel 952 l'abate di Farfa, Dagiberto, cede ad Atripaldo, signore di Tuscania, in cambio di altri beni, il «casale Malliano», dove si trova il castello di Santa Eugenia con inglobata l’omonima chiesa; inoltre, si delineano anche i confini del "casale Malliano" con la chiesa di San Giovenale: ad est l’area confina con una strada di crinale (oggi Viale XIII giugno), ad ovest con il fiume Tevere, quindi in pia­nu­ra, a nord con il fosso di Muci (Campo sportivo), a sud  con il fosso di Colle Manno.
Nella valle del Tevere verso Otricoli, nell’antica Catiliano romana (oggi stazione autostrada A1), sempre nella metà del X secolo, emergono nel territorio “sabinense e otricolano": il castello di Civitella (Rocchette) e le sue terre, la chiesa di San Lorenzo e il porto fluviale di Catiliano. In pratica la zona che parte da Colle Manno, per il fosso della Lon­ga­ra (Hotel Sabina), ed arriva fino al ruscello delle Rocchette.
La Strada Romana attraversava Catiliano; essa proveniva dalla Salaria attraverso Farfa, Vescovio, la valle del Campana, per congiungersi, sotto il Castello delle Formiche, alla Flaminia antica. La quale non aveva lo stesso tracciato di oggi, sebbene passava al di là del Tevere: da Borghetto, attraverso l'antico Ponte di Augusto (Pile d’Augusto - oggi Stazione ferroviaria di Gallese), raggiungeva, per Campitelli, Otricoli. Soltanto dopo la costruzione di Ponte Felice (1500-1600) avremo il percorso odierno.

Nascono altri castelli e il castrum Malliani. Nel X secolo l’area maglianese assume una certa importanza per i guadi e per i porti sul Tevere, con la conseguenza che dopo i castelli di Santa Eugenia e di Civitella (Rocchette), nascono i castelli di Foglia (seconda metà del X secolo), di Campana (1036-1038), di Striano (1106) e della rocca de Guinizo (1123). Agli inizi dell'anno Mille nasce il castello di Magliano: la fortezza è dominio degli "eredi di Arduino", usurpatori dei beni del Monastero di Farfa, in seguito dei Crescenzi; alla fine del secolo appare ormai come un “castrum” ben fortificato, strategicamente dominante la Valle del Tevere, ricco per il possesso di un importante porto fluviale, con il quale controllava il commercio dell'Alto Lazio e dell'Umbria.
Il castello di Magliano appare del tutto organizzato soltanto alla fine dell'XI secolo, quando Farfa ne venne in possesso di un quinto insieme al porto e dove il monastero dei ss. Cosma e Damiano in Mica Aurea aveva una tractoria, in cui venivano raccolti i censi in natura, poi canalizzati attraverso il Tevere a Roma.
Nel XII secolo Il castello di Magliano è una fortezza ben munita, come segnala un geografo arabo; per di più è già considerato come dipendente dal comune romano (metà XII secolo). Non a caso nel giugno del 1155 presso Magliano si incontrano Federico Barbarossa e papa Adriano IV. Soggetto ormai alla santa sede il castello di Magliano corrispondeva ogni anno anche per il castello di Striano un censo di ben ventidue libbre lucchesi.

L’espansione nel XIII secolo. Dall’XI secolo l'abbazia di Farfa perde gradatamente le proprietà e il potere su questa parte della Sabina, comunque nel 1198 essa possedeva a Magliano la chiesa di San Giovanni con le cappelle dipendenti e le relative pertinenze. Nei primi decenni del Duecento Magliano inizia un’importante azione tesa ad espandere il proprio potere sul territorio limitrofo e si scontra con le forti resistenze dei signori dei castelli più vicini, fra i quali Narni.
In questo periodo Magliano raggiunge una certa importanza, come lo attesta la precoce presenza di insediamenti religiosi: il convento di Santa Croce (1228-1241), di San Francesco (1266) e gli agostiniani nel 1270. Gregorio X, il 9 marzo del 1273, è di passaggio a Magliano mentre tornava a Roma da Assisi. Nel 1278 gli abitanti nel castello, che in questo momento doveva raggiungere una popolazione di circa 1.500 persone, giurano fedeltà a papa Niccolò III. Non a caso si segnalano la Chiesa di San Pietro e forse quelle di San Michele e di San Liberatore.

L’alleanza di Magliano con Narni. Si ha uno scontro per il castello di Striano, conteso tra Narni e Magliano; ciò comporta che nel 1238  Narni mette sotto assedio Magliano e gli sottrae il castello di Striano. In questa fase si espandono in Sabina gli interessi del Comune di Roma. Per controbattere le pressanti ingerenze, Magliano stabilisce un patto di alleanza con Narni (febbraio del 1283) per dieci anni.
Infatti, Magliano si vincola, a richiesta di Narni, di mettere a disposizione il suo esercito, a permettere il transito di merci via terra e per il porto sul Tevere, dove i narnesi non avrebbero pagato i pedaggi; in tal modo i maglianesi si assicuravano la protezione contro tutti i nemici, con l'eccezione della Chiesa romana e di Roma.
Forte di questa politica Magliano tende ad espandersi. Nella primavera del 1283, però, Pandolfo II Anguillara scatena un attacco contro il castello di Poggio Sommavilla, difeso dai maglianesi. L'attacco provoca la reazione del papa e del comune di Roma, ma soprattutto frena le ambizioni dei maglianesi di formare un districtus.

Magliano, vassallo del Campidoglio. Nel 1311 il comune di Magliano ridimensiona definitivamente le sue ambizioni: le truppe del senatore capitolino, Ludovico di Savoia, assoggettano Magliano al Campidoglio. Ciò nonostante, per tutto il secolo, Magliano conserva una forte presenza nelle vicende politiche della Sabina. Si ribella più volte al rettore, grazie anche alla protezione del comune romano, ma deve poi pagare una multa di 500 fiorini alla Chiesa  per aver ospitato alcuni ribelli.
Alla fine del XIV secolo papa Bonifacio IX (1389-14049) provvede alla nomina dei podestà al posto dell'autorità del comune di Roma. Magliano, nel 1434, è occupato da Francesco Sforza e riconquistato al papa da Braccio da Montone. Nel 1447 Alfonso d'Aragona si accampa nei pressi di Magliano e lascia il suo nome graffito su di un affresco della cripta della Madonna delle Grazie.

Magliano città e sede della diocesi Sabina. Nel 1460 Pio II attraversa il Tevere su di un ponte di legno ed è accolto dalla cittadinanza festante, che è ammessa al bacio della sagra pantofola. Cresce l'importanza di Magliano in quanto è istituita una fiera per la festa del protettore San Liberatore, la cui chiesa è elevata a collegiata dallo stesso papa. L'abitato era suddiviso in quartieri denominati, Colle, Piano, Valle e S. Giovanni. Non per altro, il 16 settembre 1495 Alessandro VI Borgia decide di sceglierlo come sede della diocesi Sabina e fregiarlo del titolo di “città” a scapito dell'antica cattedrale di Vescovio ormai fatiscente, del tutto isolata e priva di civitas. Per aver sottratto questo titolo, nei primi anni del ‘500 subisce gli attacchi di quasi tutti i castelli della Sabina: ci furono scontri, combattimenti, incendi e saccheggi. Papa Leone X pose fine alla "guerra" quando restituì il diritto a Vescovio di chiamarsi Antica Cattedrale dei Sabini (1521). Durante questi avvenimenti Magliano sostiene anche uno scontro con la potente famiglia dei Solimani, padroni del Castello delle Rocchette, ma grazie all'intervento del Campidoglio, di cui Magliano era vassallo, l'impresa dei Solimani fallisce. I Conservatori del Campidoglio, in seguito, imposero nuovi Statuti (stampati e pubblicati nel 1594) per riaffermare il loro potere su Magliano.

Il Seminario Sabino e la deviazione del Tevere. ll 26 gennaio 1593 il Cardinale Paleotti istituisce il Seminario Sabino, che è il terzo in Italia dopo il Concilio di Trento. Pur di averlo, i maglianesi donano addirittura il Palazzo priorale. Per di più la comunità maglianese, forte 3500 anime circa, possedeva sette chiese parrocchiali, alcuni conventi ed altri istituti di carità e di "ospitalità". Il porto d'Arno sul fiume Tevere, situato proprio ai piedi della collina (vocabolo Alboreto), associato alla produzione agricola ed artigianale, costituiva il fattore trainante di tutta l'economia. La deviazione del corso del fiume, per la costruzione di Ponte Felice, voluta da Sisto V, comportò conseguenze gravissime per l'economia della comunità. Il porto fu spostato a Ponte Felice e le perniciose esalazioni delle acque stagnanti nell'antico alveo causarono epidemie, che decimarono la popolazione.

Il Seicento: un secolo di desolante declino. La carestia del 1621-22, che interessa tutti i territori dello Stato della Chiesa, non risparmia certamente la comunità maglianese. In questi stessi anni il cardinale Odoardo Farnese spende una somma considerevole di scudi per far pavimentare le strade urbane con mattoni a coltello e il cardinale Scipione Caffarelli Borghese (1632) istituisce il vescovo suffraganeo di Sabina per seguire in loco gli affari della diocesi.
La crisi economica, causata da sei carestie (seconda metà del '600), la peste del 1656, che provoca circa mille vittime a Magliano, e le ondate epidemiche, riducono alla miseria gli abitanti. Le  cronache dell'epoca ne offrono uno squarcio desolante: «Ha questa  Città, oggidì  per le miserie de' tempi, assai scaduta dal suo antico splendore, e che non gli rimasto poco più altro di onore, se non quello del Trono Vescovile, il territorio non è molto fertile, né meno, per la scarsezza del popolo, molto coltivato». Sono soppresse le parrocchie di San Michele Arcangelo e di San Giovanni (1660-1672 ), gli agostiniani lasciano il convento della Chiesa della Madonna delle Grazie, fondato nel XIII secolo, sostituiti dai padri della Mercede. Il fine secolo trova un'agricoltura da sopravvivenza, il prevalere dell'allevamento sulle colture, quindi la diminuzione della produzione del grano, un commercio a livello di baratto; non esiste più un centro mercantile, quale era il porto fluviale. Di fronte a tale situazione socio-economica il capo priore invia alle autorità l'elenco dei miserabili e dei debiti della Comunità, invece delle previsioni di bilancio.

Il Settecento maglianese. «Nella Comunità di Magliano in Sabina per causa di terremoti, e tempi di piogge, molte famiglie oneste muoiono per la fame, per cui si deve provvedere... ». Inizia un  altro periodo di travagli, sofferenze e morti: nei primi tre anni del 1700 si assiste a frequenti inondazioni del Tevere, si perdono ettari di terreno coltivabile. Un terremoto violentissimo (2 febbraio del 1703) provoca fortissimi danni: « … questa Città videsi nella dura necessità, che questa Popolazione dovesse abbandonare  le proprie Case, e fissare la rispettiva residenza chi negli Orti esistenti dentro la medesima, e chi nelle proprie Campagne... », ed il cronista aggiungeva che «... l'ira di Dio minacciava un vero flagello». Per ricoprire cariche comunali era indispensabile non essere debitori verso la comunità, poiché tutti erano debitori, si ricorre alla deroga per poter gestire la cosa pubblica. In questo periodo nascono contrasti fra i procuratori della curia laica e quelli della curia ecclesiastica in quanto gli ecclesiastici volevano aprire un macello privato contro la legge della privativa comunale. La magistratura riconferma allora tutte le privative: pizzicaria, uscitura, fojetta, cenciaria, castagnaria e vallatico. Ciò procurava qualche scudo in più alle entrate del bilancio comunale. Tale stato viene alleviato dalla presenza a Magliano del cardinale Annibale Albani (1730-1743), che provvede, nella sua lunga permanenza, alla restaurazione della Cattedrale in ogni suo particolare, alla ricostruzione del Palazzo vescovile e al potenziamento delle scuole del Seminario. Ciò genera una ripresa dell’economia locale: infatti, nel 1733 il Comune compra una nuova campana per adunare il consiglio, per segnalare l'arrivo e la partenza del cursore, l'arrivo dei temporali e lo scoppio degli incendi. Il breve sollievo portato alla comunità dal cardinale Albani è di breve durata, perché, dopo la sua partenza, povertà, miseria e fame ritornano, e la popolazione si riduce a circa 1800 abitanti.

Arrivano i francesi e la restaurazione. L’arrivo delle truppe francesi (1798), alla conquista di Roma per instaurare la Prima repubblica romana, comporta un continuo andirivieni di truppe per la Flaminia e frequenti soste nella “città”. Le spese per il casermaggio debilitano la già asfittica economia maglianese. Per di più l’abitato è anche teatro di uno scontro armato fra le truppe francesi e quelle napoletane, venute in soccorso dello Stato della Chiesa  (6 dicembre 1798).
Finita la guerra, il papa Pio VII ritorna a Roma passando sotto Magliano, dove la situazione era diventata insostenibile per la mancanza di grano per sfamare la popolazione. Nel 1809 i francesi di Napoleone ritornarono e dividono il territorio in dipartimenti e in cantoni: Magliano entra nel Dipartimento del Tevere ed era sede di Cantone, che comprendeva Otricoli, Collevecchio, Calvi e Montebuono.
Dopo il periodo napoleonico, la popolazione maglianese si era ridotta ad appena 1214 abitanti. Pio VII riorganizza lo Stato Pontificio: divide la Provincia Sabina in due distretti (Rieti e Poggio Mirteto) e restaura le magistrature delle comunità, fra le quali quella di Magliano, che però essendo luogo baronale rimane alle dipendenze del Comune di Roma.

Primo Ottocento. A giudizio di uno storico della metà dell'Ottocento, i maglianesi, "sebbene morigerati, erano alquanto indifferenti, senza iniziativa, poco industriosi, e per conseguenza indigenti la maggior parte", in altri termini erano presi dall'assillo di procurarsi il cibo e dal difendersi dalle malattie. Alla povertà generalizzata si associava un clima poco salubre per l'umidità (nebbia) e per la pesantezza dell'aria, che causava ai contadini (fra l'altro giudicati "ingegnosi ed astuti") febbri acute, soprattutto in agosto, e alle donne la caduta dei capelli.
Soltanto verso la fine degli anni Venti si assiste ad un qualche fermento in positivo: la popolazione passa dai 1214 ai 1387 abitanti, per poi arrivare a 1634 nel periodo in cui fu cardinale della Diocesi Sabina Carlo Odescalchi (1833-1836). Questi restituì lustro al Seminario ed affidò ai Passionisti il Convento del Giglio, rimasto chiuso dall'epoca napoleonica.
Alcuni agricoltori, immigrati per lo più provenienti dalle Marche, portano nuove idee: dissodano le terre ridotte a boscaglie e rendono produttivi i terreni. Il commercio si intensifica, poiché da Ponte Felice prende a funzionare un regolare servizio fluviale con battelli a vapore (1845) da Roma e per Roma.

La Repubblica Romana e fine dello Stato Pontificio. Allo scoppio della I Guerra d'Indipendenza, cinque maglianesi si aggregano all'esercito papalino del generale Durando. Nel frattempo (1847) Pio IX toglie al Comune di Roma i diritti di vassallaggio su Magliano. Quando poi il pontefice fugge a Gaeta, la popolazione maglianese è l'unica della Delegazione di Rieti ad agitarsi. Infatti, il 27 novembre 1848 il cardinale Brignole nottetempo si allontana dalla città con il suo servo. Il 9 febbraio 1849 Magliano entra a far parte della Repubblica Romana di Mazzini, Armellini e Saffi.
Dopo la caduta della Repubblica, il 23 luglio le milizie spagnole, intervenute per ristabilire l'ordine nello Stato Pontificio, sostarono a Magliano, che ritorna nella Legazione apostolica, sempre al­le dipendenze della Delegazione di Rieti (1850).
Dai risultati del censimento del 1851 si desume che gli abitanti erano saliti a 2000, che in loco operavano bravi artigiani, che il commercio, pur sempre carente, mostrava segni di ripresa. Ciò nonostante, alla fine degli anni Cinquan­ta, la popolazione scende sotto le 2000 anime. Come ultimo atto dell’epoca pontificia, nel 1858 il cardinale Gabrielle Ferretti istituisce a Magliano un ospedale denominato "Il ricovero per i poveri infermi".

Magliano nel Regno d’Italia. Le operazioni militari per l’Unità d’Italia per annettere le Marche e l'Umbria, comportano l'occupazione di Magliano (il 29 settembre 1860) da parte di volontari sabini. L'8 ottobre arrivano i Cacciatori del Tevere e lasciano un distaccamento per la sorveglianza militare lungo la frontiera con il restante territorio pontificio. Questi furono sostituiti nel 1861 da unità di linea del regolare esercito italiano.
Con l'annessione al Regno d'Italia ufficializzata nel 1861, Magliano, con il sindaco regio Angelo Orsolini, diventa capoluogo di Mandamento con i comuni di Montebuono, Tarano e Collevecchio (Circondario di Rieti, Provincia dell'Umbria con capoluogo Perugia). Per essere zona di confine vengono istituiti gli uffici doganali a Francellini e a Ponte Felice; in più ha gli Uffici di Censo, del Bollo Registro e la Pretura.
Subito Magliano incrementa la sua popolazione, che passa da circa 2000 abitanti del 1860 ai 3108 del 1870, nonostante che nell’estate del 1867 subisca una violenta epidemia di colera, che miete circa cento vittime in tre mesi.
Nell'agricoltura i proprietari, guidati dal sindaco Angelo Orsolini, esperto agricoltore, eseguono bonifiche impiantando frutteti e vigneti. Le pratiche agricole incrementano il commercio e attirano l'interesse di altre famiglie, che vennero ad abitare in Magliano, dove dalla stessa Roma molti "antipapalini", esuli politici, vengono a rifugiarsi.
Nel quadro strategico delle truppe piemontesi alla conquista di Roma, nel settembre 1870, si insedia a Magliano la XII Divisione del IV Corpo d'Esercito, comandato dal Generale Raffaele Cadorna; il quale stabilisce qui il suo stato maggiore per occupare Civita Castellana, ancora nello Stato Pontificio, per poi proseguire alla presa di Roma (20 settembre 1870).

Ricchezza e scioperi dei contadini. Dopo questo evento si riaprono le vie commerciali con la Città Eterna: oltre la via fluviale, la linea ferroviaria Ro­ma-Orte, attivata sin dal 1866, prende a funzionare completamente per collegare con più facilità Magliano a Roma.
Si assiste ad un forte impulso alle attività economiche: ancora l'agricoltura ne è il motore trainante. Accanto a questa attività nasce un'officina meccanica (Pulifici), che produce macchine agricole. Nel 1872 viene fondata la Società O­peraja di Mutuo Soccorso. Ci sono anche due banche: Banca di mutuo e sconto maglianese (1887) e Banca operaia (1892). All'alba del XX secolo Magliano raggiunge circa 4000 abitanti.
Nel 1904 Magliano è al centro di scioperi contadini di risonanza nazionale. Nella Prima Guerra Mondiale Magliano ha numerosi caduti al fronte. Nel 1920, prima del fascismo, riprendono gli scioperi dei contadini e l’occupazione delle terre. Si segnalano scontri armati con le forze dell'ordine e con le prime squadre fasciste, durante i quali è ucciso un carabiniere dagli scioperanti.
Nel ridisegnare i territori dei Comuni e delle Province, Magliano, dalla Provincia di Perugia, passa per un breve periodo a quella di Roma (1923), per poi entrare, nel 1927, a far parte definitivamente della provincia di Rieti.

Conclusione. Durante il Fascismo Magliano rafforza la sua economia, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale lascia sui campi di battaglia molti caduti, subisce l'occupazione tedesca e frequenti bombardamenti, di conseguenza la situazione si presentava preoccupante.
Nel periodo della Ricostruzione, infatti, i maglianesi col sacrificio di un duro lavoro riescono a dare di nuovo impulso all'attività agricola, riavviano il commercio, insomma riportano l'economia locale ad un buon livello. Nel 1956, causa una stagione contraria, l'agricoltura subisce gravissimi danni, per cui molti agricoltori sono costretti ad emigrare. La ripresa economica si ha soltanto alla fine degli anni Cinquanta del secolo XX, quando incominciano ad installarsi i primi cantieri dell'Autostrada del Sole, dalla quale Magliano, pur traendo benefici, non si trova preparato per fruttare a pieno quanto poteva. L'inaugurazione del casello dell'A1 avvenne nel 1963, quando Magliano contava 3800 abitanti, quanti ne risultano più o meno a tutt'oggi.

 

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